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mercoledì 28 dicembre 2011

IL BULLISMO: INDICAZIONI PER COMPRENDERE COSA ACCADE:


Il termine bullismo deriva dalla parola inglese “bullying”. Il bullismo viene definito come “un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona - o da un gruppo di persone - più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole”[1].
Secondo Olweus[2] “uno studente è oggetto di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando
viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”. Più specificamente “un comportamento ‘bullo’ è un tipo di azione che mira deliberatamente a far del male o a danneggiare; spesso è persistente, talvolta dura per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro che ne sono vittime. Alla base della maggior parte dei comportamenti sopraffattori c’è un abuso di potere e un desiderio di intimidire e dominare”[3].
Gli autori distinguono vari tipi di azioni bullistiche, che coprono una gamma di comportamenti, più o meno aggressivi e più o meno diretti.  Possiamo ad esempio riscontrare, il bullismo diretto fisico, tra cui si annoverano una serie di comportamenti, come il  picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, graffiare, mordere, tirare i capelli, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli. Questo tipo di bullismo mira ad un’ intimidazione e sopraffazione di tipo fisico ed in genere è utilizzata dai bulli di sesso maschile. Oltre al bullismo diretto fisico possiamo anche riscontrare il bullismo diretto verbale, che implica il minacciare, insultare, offendere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti, estorcere denaro o beni materiali. Anche in questo tipo di bullismo l’ azione tende ad intimidire, e a sopraffare, anche se non si arriva allo scontro fisico, ed è operata, per la maggior parte delle volte, da bulli di sesso maschile. L’ altra forma di bullismo, molto più celata e sottile, solitamente operata dalle femmine, è il bullismo indiretto: si gioca più sul piano psicologico, il fenomeno è meno evidente e più difficile da individuare, ma non per questo meno dannoso per la vittima. Esempi di bullismo indiretto sono l’esclusione dal gruppo dei coetanei, l’isolamento, l’uso ripetuto di smorfie e gesti volgari, la diffusione di pettegolezzi e calunnie sul conto della vittima, il danneggiamento dei rapporti di amicizia.

Il bullismo è un disagio relazionale, che si attua, come più sopra detto, tra persone “più potenti” ai danni di  persone “più deboli”, in un periodo prolungato di tempo. Il fenomeno assume quindi caratteristiche ben precise, che sono quelle della continuità degli atti aggressivi nel tempo e dell’ asimmetria degli attori coinvolti: in genere il bullo è un bambino o ragazzo più forte della media dei coetanei e la vittima è sempre più debole della media dei coetanei. Spesso gli atti di bullismo vedono coinvolti un singolo soggetto con un altro, ma non è escluso il caso in cui a mettere in atto le prepotenze sia un gruppetto di 2 o 3 persone ai danni di una sola vittima.
Per poter parlare di bullismo dobbiamo però anche capire cosa invece non rientra in tale fenomeno.
Non possiamo parlare di bullismo, ad esempio, quando due studenti, pressappoco della stessa forza fisica o psicologica, litigano o discutono, perché verrebbe a mancare l’ asimmetria. Questi atti, definiti in letteratura “quasi aggressivi”, non costituiscono forme di bullismo, ma mettono in scena una relazione alla pari, in cui non c’è prevalenza di uno studente, ma un’ alternanza di ruoli tra prevaricante e prevaricato. 
Non possiamo parlare di bullismo nemmeno relativamente ad atti di estrema gravità, vicini al reato, perché in questo caso si parla di atti anti-sociali e devianti, che nulla hanno a che vedere con il bullismo. 
Essendo il bullismo un fenomeno relazionale, come più sopra esplicitato, deve essere letto in una prospettiva più ampia che consideri sia fattori individuali, sia familiari, sia sociali che scolastici. All'origine del bullismo, c'è un’incapacità dei ragazzi a controllare le proprie emozioni, spesso dovuta alla fragilità del sistema educativo. In primis la famiglia, che ha un ruolo importantissimo nella prevenzione del bullismo, poiché è chiamata ad educare bambini e ragazzi all’empatia, al rispetto delle regole, alla prosocialità e alla non-violenza, spesso scontrandosi con i valori veicolati dalla cultura dominante.
Essendo un disagio tipicamente relazionale, dunque, è anche importante analizzare il tipo di rapporto che si è venuto a creare tra bullo e vittima, analizzando anche il contesto allargato classe, nel momento in cui il bullismo è attuato a scuola.
Vediamo quindi ora chi sono i “protagonisti” coinvolti nelle dinamiche bullistiche, per comprendere ancor più approfonditamente le dinamica del bullismo.
In primis troviamo il bullo, che prevarica su una vittima, ma la “scena”, proprio come evoca la parola, spesso non passa inosservata e implicati nel processo ci sono anche gli “spettatori”. Ognuno di questi ruoli assume caratteristiche specifiche e all’ interno di queste categorie possiamo riscontrare sfumature rilevanti. Possiamo quindi distinguere i bulli in bulli dominanti e bulli gregari ; tra le vittime invece possiamo distinguere tra vittima passiva o sottomessa  e vittima provocatrice.  Tra gli spettatori poi, vi sono i sostenitori del bullo , i difensori della vittima e la cosiddetta “maggioranza silente”.[4]

·         IL BULLO DOMINANTE: ha una forte necessità di autoaffermazione e di dominio, motivo per cui risulta spesso popolare tra i compagni. Il controllo emotivo è spesso labile, tendendo ad essere impulsivo ed irascibile. Per tali soggetti risulta difficile seguire un sistema di regole, mancando completamente di empatia, comportamenti pro sociali ed altruistici. Per questa ragione il bullo dominante non riesce a comprendere il disagio provato dalle sue vittime, anzi ritiene che si meritino di essere punite. Il livello di autostima in questi soggetti risulta molto elevato, sono abili nelle attività sportive e di gioco e il loro rendimento scolastico, variabile durante la scuola elementare, tende a peggiorare negli anni successivi, portando spesso ad un’ interruzione nel percorso di studi.
·         IL BULLO GREGARIO: solitamente sono un gruppetto, di due o tre persone, che sono “seguaci” o “sobillatori” del bullo dominante e sono definiti bulli passivi. Le caratteristiche di questi ragazzi sono più eterogenee: si muovono in piccolo gruppo, sostengono il bullo, non prendono iniziative. Per quanto riguarda gli elementi di personalità riscontriamo invece tratti ansiosi e insicuri, difficoltà scolastiche, che portano ad avere rendimenti scarsi nei processi di apprendimento. L’ aggregazione in piccolo gruppo, ma soprattutto il supporto al bullo, derivano dal fatto che sono persone che godono di scarsa popolarità tra i compagni e credono che lo “stare dalla parte del più forte”, possa renderli maggiormente visibili anche agli occhi degli altri. Rispetto al bullo dominante sembra essere più empatico nei confronti delle vittime e provare sensi di colpa per le angherie commesse.

·         LA VITTIMA PASSIVA/SOTTOMESSA: di solito è un soggetto più debole, rispetto alla media dei coetanei e presenta una personalità più sensibile, timoroso, fragile, ansioso ed insicuro. Come i bulli gregari, ha una bassa autostima, è spesso solo ed escluso dal gruppo dei pari, anche perché fisicamente è poco dotato, impacciato, ha paure relative al proprio corpo (ad esempio ha paura di farsi male). Ricerca protezione negli adulti e non è capace di difendersi, spesso reagisce alle prepotenze piangendo e chiudendosi in se stesso. Il suo rendimento scolastico è oscillante e tende a peggiorare con il passare degli anni. Continua a subire le prepotenze sia perché si auto colpevolizza, sia perché teme che “facendo la spia” le prepotenze subite aumentino.

·         LA VITTIMA PROVOCATRICE: al contrario della vittima passiva, questo tipo di vittima reagisce agli attacchi del bullo, provocando a sua volta e rispondendo anche con attacchi fisici alle prepotenze subite (pur senza esito). proprio per questi motivi viene definito “bullo-vittima”. Le caratteristiche salienti di questo tipo di vittima tendono a descriverlo come un ragazzo, generalmente di sesso maschile, irrequieto, iperattivo, impulsivo, talvolta goffo e immaturo. Provoca negli altri, anche negli adulti, sentimenti di fastidio, per via dei suoi atteggiamenti, insicuri e irritanti. A scuola fatica a concentrarsi e teme per la propria incolumità fisica.

·         GLI “SPETTATORI”: sono quella parte di bambini e ragazzi, che pur non essendo coinvolti direttamente nelle azioni bullistiche, ne sono a conoscenza. Si stima infatti che circa l’85% degli episodi di bullismo avviene in presenza del gruppo dei pari. gli “spettatori” potrebbero quindi assumere un ruolo importante nel favorire o frenare gli episodi a cui assistono. Purtroppo nella maggior parte dei casi la maggioranza rimane “silente” e gli episodi non vengono denunciati. Aiutando quindi la maggioranza “silenziosa” ad uscire dall’ omertà si potranno anche far cessare gli atti di bullismo. Gli spettatori possono utilizzare diverse strategie, più o meno dirette, per fermare le prepotenze, come ad esempio, far intervenire gli adulti, oppure esprimere direttamente la disapprovazione per i comportamenti prevaricatori (per es. dicendo esplicitamente al bullo di smetterla); altre strategie potrebbero essere volte all’ aiuto diretto alla vittima, cercando di aiutarla a sottrarsi alla situazione, includendola nel proprio gruppo di pari, o sollecitando i pari a non appoggiare i bulli. La vittima in questo modo può sentirsi accolta e supportata dai pari, riconoscendo in loro un’ opportunità per poter chiedere aiuto.

E’ vero il detto “l’ unione fa la forza”, proprio perché più il gruppo diventa compatto e non terrorizzato dal bullo e meno il bullo potrà perpetrare le sue azioni prevaricatorie. I comportamenti assertivi sono quelli che vanno rinforzati perché permettono alle vittime e agli spettatori di affermare i propri punti di vista, esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni, senza prevaricare né essere prevaricati. per sviluppare armonicamente una modalità comunicativa assertiva basta è necessaria una corretta educazione emotiva e sentimentale. Conoscendo meglio se stessi e le proprie emozioni, si è anche maggiormente in grado di affrontare condizionamenti ambientali negativi. Prossimamente affronterò il tema del bullismo dal punto di vista dei genitori e degli insegnanti.



[1] Farrington (1993)
[2] Olweus (1973)
[3] Sharp e Smith (1995)
[4] Riferimento Telefono Azzurro.

domenica 18 dicembre 2011

"Dislessia o un problema diverso?"

http://www.educare.it/j/community/laltranotizia/1667-dislessia-o-un-problema-diverso

In questo interessante articolo si parla della diagnosi differenziale in caso di dislessia... Oggi ci sono tantissime segnalazioni di disturbo dell' apprendimento o di Esigenza Educativa Speciale, ma bisogna capire che non sempre dietro ad un disturbo dell' apprendimento si cela un disturbo a base neurobiologica, come ad esempio la dislessia, o la disortografia... Quei disturbi dell' apprendimento che vengono in letteratura definiti come SPECIFICI. Spesso invece il bambino che presenta deficit nel processo dell' apprendimento nasconde problematiche di carattere emotivo e psicologico, che vanno quindi supportate adeguatamente... Quello che intendo dire è che differenziando le diagnosi adeguatamente possiamo aiutare meglio i bambini, trovando il percorso a loro più consono e che li possa aiutare davvero efficacemente!