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domenica 20 novembre 2011

L' abuso sui minori: perchè è importante parlarne agli insegnati.

Da poco ho seguito un corso sul maltrattamento, la violenza e l' abuso, rivolto alle insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado. Durante tutti gli interventi che sono stati effettuati durante il corso, da psicologi, avvocati, PM, è stata sottolineata l' estrema importanza sia di un' attenzione mirata a determinati segnali che potrebbero condurre al sospetto di abuso e maltrattamento, ma soprattutto al lavoro in rete con tutte le figure preposte per intervenire in questi casi e un intervento con il minore che non miri ad influenzare le sue risposte, ma che comunque sia volto a dei chiarimenti.
In particolare è importante parlare di abuso agli insegnanti per due ragioni.
Una è quella di cui già accennavo: l' insegnante, in particolare quella della scuola dell' infanzia o elementare, rappresenta, accanto ai genitori, una delle figure adulte di riferimento più importanti per un bambino, che passa molte ore della giornata a scuola. Un insegnante conosce i propri alunni in modo profondo, e nota i cambiamenti di comportamento e umore che possono essere sintomo di disagio psicologico. Talvolta proprio questi cambiamenti costituiscono gli elementi che fanno sospettare la presenza di abuso e maltrattamento. 
La seconda ragione è perchè, in alcuni casi, gli autori accusati di abusi e maltrattamenti sono proprio gli insegnanti stessi, in particolare maestre di asili nido o scuole dell' infanzia. Anche in questo caso bisogna stare molto attenti agli errori di valutazione. I nostri docenti di corso hanno più volte mostrato come questo sia un campo estremamente delicato, non solo per le tematiche trattate, ma anche per gli errori di valutazione che si possono commettere... A volte i bambini sono strumenti nelle mani degli adulti e servono ad accusare un genitore piuttosto che un altro oppure ad incriminare maestre che in realtà non sono colpevoli... La riflessione è che comunque, sebbene il bambino possa anche non essere stato vittima di abuso, in realtà è stato strumentalizzato ed ha comunque subito un' interferenza nella normale crescita psicofisica, da parte degli adulti di riferimento. I bambini infatti tendono a raccontare quello che l' adulto vuole sentir dire, e i loro resoconti sono fin troppo facilmente modificabili. Addirittura agli inizi del '900 il dott. Varendonck, medico legale, che nelle sue cause aveva spesso a che fare con bambini delle scuole elementari, aveva condotto un esperimento su bambini di seconda e terza elementare, chiedendo loro di che colore fosse la barba del loro maestro. In entrambi i casi, con una percentuale quasi pari al 100% i bambini risposero nera o marrone... Il problema era che i maestri dei bambini intervistati non portavano la barba. Questo portò Varendonck a sottolineare l' inattendibilità della testimonianza dei bambini nei tribunali, a causa della loro elevata "compliance" nei confronti dell' adulto. Fortunatamente molta strada è stata fatta nella ricerca sull' attendibilità della testimonianza dei bambini, in parte smentendo i risultati a cui era giunto Varendonck. Ad oggi i bambini vengono sentiti come testimoni nei procedimenti che li riguardano. Dagli studi relativi allo sviluppo dei diversi tipi di memoria nei bambini, è infatti emerso che la memoria episodica ed autobiografica, su cui si basa il presupposto della testimonianza, sarebbe già sviluppata intorno ai due anni e mezzo. Già a quell' età il bambino inizia a ricordare episodi recenti della propria vita e con l' età riesce a ricordare episodi sempre più lontani nel tempo, per cui a tre anni riesce a ricordare avvenimenti accaduti sei mesi prima, a cinque anni, avvenimenti accaduti fino a due anni prima. Il ricordo di un bambino è attendibile/affidabile però ,  solo quando il ricordo è spontaneo e non sollecitato da domande. La memoria del bambino infatti è estremamente malleabile e modificabile. 
Le domande dunque modificano il ricordo, e in particolare questo accade con domande sbagliate o mal poste, e con modalità di conduzione dell' intervista inadeguate. Domande sbagliate sono:
  • le domande chiuse (ad esempio: "Eri in bagno?")
  • le domande inducenti (ad es. "cosa ci facevi in bagno?", implica che la persona fosse in bagno; "C' era un uomo o una donna?" fa ritenere che una persona fosse comunque presente)
  • le domande fuorvianti (inserire degli elementi non veri nelle domande inducenti)
  • presenza di ricatti/premi verbali e non verbali (ad es. "se dici bugie la mamma non ti vuole più bene")
  • il dare un feedback sui contenuti del resoconto ("bravo, hai detto bene...", oppure "no, questo non è vero, dici bugie...").
  • forzare un contenuto. 
GLI INDICATORI DI ABUSO:
La possibilità di individuare situazioni di abuso sessuale nei bambini tramite indicatori fisici e comportamentali è estremamente delicata. 
In primis, esistono pochissimi indicatori fisici di abuso, ossia pochissimi elementi che con certezza indichino che abuso sessuale c'è stato. Questi sono la presenza di malattia veneree, gravidanza e chiari danni alle mucose dei genitali che non siano attribuibili ad altre cause, quali infezioni, deformazioni congenite, ecc. Gli altri indicatori fisici sono indicatori di sospetto, e talvolta neppure di sospetto.
Situazione ancor più incerta è quella relativa agli indicatori comportamentali.
Questi al massimo possono essere considerati indicatori di sospetto, anche se tutti rappresentano forme di disagio che possono essere fatte risalire ad altre cause che niente hanno a che fare con l' abuso. 
In genere tali indicatori sono raggruppabili in quanto segue:
  • paure vaghe e specifiche
  • insonnia, disturbi del sonno, incubi
  • problemi di apprendimento
  • depressione, tentativi di suicidio
  • promiscuità
  • aggressività, ostilità o passività fuori carattere
  • attività sessuale non conforme all' età.
Nonostante in questo articolo si sia sottolineata l' importanza della cautela nei casi di abuso, non bisogna dimenticare che tale fenomeno è ancor oggi sottostimato e silente e, del resto, purtroppo frequente, presente soprattutto in famiglia. 

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